Quadro storico

Protagora

Protagora

In senso più generale con il termine costruttivismo si può far riferimento ad una tradizione di pensiero, che senza essere definita tale attraversa numerose discipline, come la Filosofia (da Protagora a G.B.Vico, e da L.Wittgenstein a R.J.Searle)  la Sociologia e l’Antropologia attraverso autori come M.Weber, A.Schutz e C.Geertz), o la Cibernetica e la Teoria dei Sistemi (da L.von Foerster, a S.Ceccato, e a G.Bateson).

In psicologia il termine è stato introdotto grazie all’opera innovativa di G.Kelly che, in modo autonomo e originale, mise a punto intorno agli anni 60 la sua‘Teoria dei costrutti personali. Ma già agli inizi del 900 l’opera di William James, lo psicologo pragmatista, è connotabile come costruttivista, nascendo peraltro come alternativa agli indirizzi positivisti ed empiristi dell’epoca, che domineranno incontrastati per più di settant’anni la scena accademica. Ma già intorno agli anni 60 con la crisi dell’ottica comportamentista, U.Neisser e anche J.S.Bruner  daranno vita ad un cognitivismo con una netta connotazione costruttivista: attribuendo agli individui e alla loro attività mentale un’azione conoscitiva, culturalmente situata e intenzionale. Posizione teorica che sul piano del comportamento sociale, a partire dal 1920, era stata proposta dall’Interazionismo simbolico (da G.H.Mead a E.Goffman).

Ludwig Wittgestein

Ludwig Wittgestein

I presupposti di un’impostazione epistemologica costruttivista, sono ampiamente rintracciabili non solo nell’epistemologia di J.Piaget, ma anche nella neuropsicologia di A.Luria e nella psicopedagia di L.S.Vygotsky. Infine, intorno agli anni 70  teorici come A.Gauld, J.Shotter o R.Harré o psicologi sociali come P.Moscovici, in aperto contrasto con la tradizione positivo-naturalistica daranno vita ad un sempre  maggior slittamento di alcuni gruppi di psicologi verso l’epistemologia ‘costruzionista’ delle scienze sociali (P.L.Berger e T.Luckmann, 1960).

Nel frattempo in ambito clinico, tra gli anni sessanta e settanta del secolo scorso, il costruttivismo sistemico ed olistico dell’antropologo e filosofo Gregory Bateson, confluendo nella cosiddetta Scuola di Palo Alto, si trasformerà in un ‘costruttivismo radicale’ (E.von Glasersfeld), iniziando così la storia di un modello terapeutico diffuso e di successo(P. Watzlawick, J.H.Weakland, R.Fisch, e altri). L’importante salto paradigmatico introdotto da G.Kelly, da G.Bateson e da P.Watzlavick e altri, non avrà comunque riflessi significativi nel campo della psicologia clinica tradizionale,  rimanendo questa fortemente condizionata e vincolata ai modelli comportamentisti, psicoanalitici e psichiatrici

Questo quadro storico, epistemologico e teorico ha contribuito a configurare tre orientamenti di psicoterapia costruttivista:  ‘Kelliani e cognitivisti’ ‘Strategici’ e ‘Interazionisti’. L’ottica interazionista integra anche due protocolli operativi: le tecniche narrative e le tecniche olistiche. Non potendo descrivere, i tre orientamenti è preferibile riassumerli attraverso un livello descrittivo sovraordinato, omologandoli, data anche la loro contiguità in un meta-modello definibile appunto “psicoterapie costruttivo-interazioniste” .

Come si è detto si tratta di un meta-modello dotato di un forte e coerente riferimento epistemologico (pluralista, pragmatista, relativista, antropomorfista, non ontologizzante, né deterministico e normativo) difficile da ibridare con i tradizionali modelli di psicoterapia legati invece una cornice di riferimento (monista, empirista, generalizzante, determinista e normativa), con le sue enfasi sul momento diagnostico, l’eziopatogenesi, il dualismo normalità/patologia e osservato/osservatore e sul realismo letterale dei suoi enunciati.