Programma bibliografico

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Il programma bibliografico che vi viene proposto è parte integrante delle attività formative in cui siete impegnati e, in particolare destinato alla formazione personale, intesa come capacità culturale concettuale e psicologica. Studiare accuratamente il pensiero degli Autori è propedeutico e complementare alle lezioni e alle esercitazioni. Il programma bibliografico si costituisce anche come una guida  per il  vostro lavoro clinico e di ricerca.  Inoltre il materiale che studiate vi dovrebbe dare  la possibilità di immediati riscontri nella realtà dell’esperienza quotidiana. Come sapete talune persone hanno insospettate capacità nel complicarsi la vita, in modo felice o infelice. Queste persone spesso trasformano le loro difficoltà in problemi psicologici o tentate soluzioni (anche grazie al lessico interpretativo che il mondo del senso comune e  degli esperti mette a loro disposizione).  Spetta poi al terapeuta sbrogliare la matassa, intervenendo su molteplici  effetti disfunzionali: modi di essere, di sentirsi e di agire, variamente interpretabili, per esempio denominati come anoressia, disforie post partum, ansia fobica ecc. La messa a fuoco di queste configurazioni cliniche e prototipiche è lasciato alle lezioni e alle supervisioni. Ogni Docente vi potrà indicare gli articoli necessari per gli opportuni approfondimenti.

Come già sapete  per  modificare una configurazione clinica,  ad esempio un certo disturbo dell’umore,  una difficoltà sessuale, o altro, si può intervenire nei processi generativi di questi particolari disagi  usando varie espedienti e tecniche, per esempio strategiche, narrative, suggestive, ecc. Attraverso queste tattiche il terapeuta può scegliere di agire sul contesto relazionale, sul sistema di credenze, sui sintomi, oppure anche su una serie di costrutti auto percettivi e valutativi, o anche sulle narrazioni autobiografiche e la coscienza di sé o sul sistema rappresentazionale e senso- percettivo.

La bibliografia proposta, in modo coerente al modello, intende anche mettere l’Allievo nella condizione di riuscire a configurare ed esplorare i  processi generativi o il sistema di costrutti o le rappresentazioni, su cui è più utile intervenire. Nel nostro modello un’enfasi particolare viene posta nell’esplorazione ed uso  efficace dei processi linguistici e comunicativi, con cui  una certa persona nutre le sue rappresentazioni problematiche. Per ‘smontare’ e modificare questo processo generativo talvolta ridondante, lo Specializzando dovrà sviluppare a sua volta un’adeguata ‘capacità performativa’. In cui  la sua  competenza, socio-culturale, linguistica e comunicativa diventa il presupposto e lo strumento principale dell’azione terapeutica efficace. Capacità performativa che deve essere costruita dall’Allievo, e che non è necessariamente correlata con  i  titoli di studio conseguiti , e la competenza  scientifico-metodologica posseduta. Si tratta di requisiti importanti ma collaterali alle competenze terapeutiche, che si basano su particolari forme del ‘saper pensare’: ad esempio immaginare, identificare, ascoltare, dedurre, interpretare, comprendere, richiamare, evocare, saper dire, saper tacere e molto altro ancora. Quindi qualcosa di diverso da seguire le istruzioni di un manuale relative ‘al cosa fare’, come nel caso di un progetto di ricerca, la validazione di una scala di atteggiamento o la somministrazione e l’elaborazione di un test.

Poiché certe nozioni, certi modi di sentire e di pensare diversi dai nostri li possiamo conoscere in via anticipata solo attraverso i resoconti, e generi discorsivi e narrativi lo specializzando dovrà nutrire una particolare attenzione nel raccogliere dall’esperienza scritta e raccontata un più ampio repertorio possibile di costrutti di senso e di significato, al fine di riuscire ad entrare nelle forme più particolari della diversità e della alterità umana.

Spero che tutto questo, come molti di voi mi testimoniano, sia in grado di mantenere elevato il vostro entusiasmo conoscitivo.

Buon vento, Alessandro Salvini