L’ATTIVITÀ DI RICERCA

Conversazione di A. Mazzoni e A.Stecca con il Direttore, Alessandro Salvini

A.Stecca: quali sono gli scopi dell’attività di ricerca della Scuola e quali ricerche state facendo?
A.Salvini: l’attività di ricerca ha il duplice scopo, sia di approfondire lo studio di certi processi mentali e i modi di agire problematici delle persone, sia di migliorare le tecniche del nostro modello di psicoterapia. Attualmente con alcuni specializzandi e docenti, stiamo studiando le forme più efficaci della comunicazione performativa in psicoterapia e i problemi legati al disagio identitario connessi alle resistenze al cambiamento. Ci interessa anche capire le modalità con cui le istituzioni affrontano il disagio mentale, sia come diversità e devianza, considerando che spesso lo psicoterapeuta deve farsene carico.

A.Stecca: sappiamo che Lei ha recentemente intrapreso con Maria Quarato e altri un lavoro di ricerca per migliorare le ‘tecniche alfa’. Di cosa si tratta?
A.Salvini: sono quei procedimenti atti ad agire sugli aspetti immaginativi che tanto rilievo hanno nei problemi legati ai sentimenti, alle emozioni, agli stati di coscienza e ai correlati aspetti senso-percettivi individuali, tra cui quei fenomeni che riduttivamente consideriamo stati allucinatori. Si tratta di procedimenti con cui modificare certe configurazioni dell’esperienza soggettiva e interpersonale.

A.Mazzoni: può darci qualche anticipazione?
A.Salvini: con Maria Quarato, ora responsabile del Centro Ediveria a Vienna, stiamo studiando un fenomeno particolare. In molti soggetti con allucinazioni psicogene abbiamo notato la copresenza di un’elevata capacità sinestesica.

A. Mazzoni: di cosa si tratta?
A.Salvini: in sintesi possiamo configurarlo come un correlato percettivo-immaginativo con una marcata componente sensoriale, che porta alcune persone a trasformare ad esempio un suono o un odore in un’immagine visiva, ma anche il contrario. Nelle forme più estreme alcuni riescono a trasformare un pensiero o un’immagine in una sensazione vivida e soggettivamente reale.

A.Stecca: a pensarci bene siamo tutti un po’ sinestesici in certi momenti.
A.Salvini: certo, alcune persone lo sono in misura maggiore, e in questi la percezione proto- allucinatoria è spontanea e facile. Quindi esistono potenziali sinestesici differenti. Molti anni fa trovai delle differenze negli effetti dei cosiddetti ‘acidi’ o droghe psichedeliche. In certi soggetti esplodeva una vivida e variegata realtà di forme, colori, suoni musicali, vissuti corporei pervasivi e allucinati ed ad altri molto meno o per niente.

A. Mazzoni: interessante. A quanto capisco un terapeuta può esplorare e usare il potenziale sinestesico di un cliente.
A. Salvini: Proprio così .Tutti noi con gradazione diverse siamo dei sinestesici; ad esempio vediamo una lastra di marmo e registriamo una sensazione di freddo, un brano musicale ci può suscitare dei brividi. Alcuni psicoterapeuti come certi scrittori e musicisti, ma anche altri artisti, possono creare situazioni suggestive. Lo psicoterapeuta può farlo ma solo se ha compreso il tipo di processo immaginativo di una persona e il suo campo di permeabilità soggettivo.

A.Stecca: Allora riuscire a trasformare un’ingiunzione o un vissuto immaginativo in un’esperienza, in una rappresentazione percettiva, dovrebbe far parte delle abilità di uno psicoterapeuta che pratica il vostro modello.
A. Mazzoni: ma questa abilità o competenza non si consegue con una laurea in psicologia, né tanto meno in medicina?
A.Salvini: la necessaria educazione ad una formae mentis empirista e fattuale, pur giustificata per le due professioni, tende ad inibire questa capacità . Il mestiere del terapeuta richiede che le sue porte della percezione immaginativa siano molto ampie per poter accedere ai costrutti mentali, spesso diversi, bizzarri e particolari, dei propri clienti. Un requisito necessario per poter comprendere il modo di sentire e di immaginare dell’interlocutore.

A.Stecca: questo conferma che lo psicoterapeuta a differenza di altre professioni psicologiche non è un applicatore di procedimenti codificati e pensati da altri, come possono essere la diagnostica nosografica, la somministrazione di un test, l’attuazione di un preordinato disegno di ricerca o l’uso di uno psicofarmaco.
A.Salvini: nei nostri specializzandi cerchiamo di sviluppare le potenzialità necessarie al tipo di professione che intendono intraprendere, che sono diverse o in certi casi complementari ad altre. Ripetendomi, lo psicoterapeuta lavora, non con le somiglianze ma con le differenze individuali e con le proprie nell’ambito dell’esperienza soggettiva umana.

A.Mazzoni: allora lo studio dei processi sinestesici, immaginativi e senso-percettivi che state facendo è un esempio di “ricerca/intervento”.
A.Salvini: proprio così!